𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗢, 𝗔𝗟-𝗦𝗜𝗦𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘: «𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗢 𝗟𝗔 𝗧𝗢𝗖𝗖𝗛𝗘𝗥𝗔̀»
15-10-2026 13:44 - News
Il presidente egiziano interviene sulle ipotesi di una revisione costituzionale per prolungare il mandato oltre il 2030. Un messaggio sulla stabilità dello Stato, sulla difesa delle istituzioni e sui rischi della disinformazione.
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO – 15 OTTOBRE 2026
Il presidente della Repubblica Araba d'Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, è intervenuto pubblicamente sulla possibilità di modificare la Costituzione egiziana e sull'eventuale prolungamento del proprio mandato presidenziale, attualmente previsto fino al 2030.
Le dichiarazioni sono state pronunciate mercoledì 14 ottobre, durante un seminario formativo delle Forze Armate egiziane organizzato nell'ambito delle commemorazioni della Guerra d'Ottobre del 1973, uno degli avvenimenti più significativi della storia contemporanea del Paese.
«Il Paese ha una Costituzione che abbiamo concordato e nessuno la toccherà».
Una dichiarazione netta, ribadita dallo stesso presidente con parole altrettanto esplicite:
«Nessuno la toccherà».
Il riferimento si inserisce nel dibattito politico alimentato dalle ipotesi di ulteriori modifiche costituzionali che potrebbero consentire ad al-Sisi di rimanere alla guida dell'Egitto oltre la scadenza dell'attuale mandato.
𝗜𝗟 𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗧𝗢 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗜𝗗𝗘𝗡𝗭𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗚𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗔
Abdel Fattah al-Sisi è stato rieletto presidente della Repubblica nel dicembre 2023, ottenendo un nuovo mandato di sei anni, iniziato nell'aprile 2024 e destinato a concludersi nel 2030.
La Costituzione egiziana del 2014, modificata attraverso il referendum costituzionale del 2019, prevede mandati presidenziali di sei anni e stabilisce limiti alla rielezione consecutiva.
Le modifiche del 2019 hanno inoltre introdotto disposizioni transitorie che hanno consentito all'attuale presidente di candidarsi per il mandato iniziato nel 2024.
Negli ultimi mesi, secondo quanto riportato dalla stampa egiziana e regionale, il dibattito sulla possibilità di una nuova revisione costituzionale ha alimentato indiscrezioni e interpretazioni politiche.
Con il suo intervento del 14 ottobre, al-Sisi ha voluto prendere posizione rispetto a queste discussioni, richiamando il rispetto dell'assetto costituzionale vigente.
Le sue parole costituiscono una presa di posizione politica significativa, pur non rappresentando, di per sé, un impedimento giuridico assoluto a eventuali future iniziative di revisione costituzionale.
𝗟'𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗧𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟𝗘 𝗩𝗢𝗖𝗜 𝗘 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗦𝗜𝗡𝗙𝗢𝗥𝗠𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Il presidente egiziano ha collegato il dibattito costituzionale a un fenomeno più ampio, denunciando la diffusione di voci e informazioni distorte che, a suo giudizio, avrebbero l'obiettivo di influenzare negativamente l'opinione pubblica e compromettere la stabilità nazionale.
«Nessuno dovrebbe manipolare le menti degli egiziani».
Al-Sisi ha sostenuto che negli ultimi mesi si sarebbero moltiplicati i tentativi deliberati di alterare la percezione della realtà politica ed economica del Paese, alimentando tensioni e sfiducia nei confronti delle istituzioni.
Secondo il capo dello Stato, queste dinamiche non devono essere sottovalutate, poiché potrebbero favorire nuove condizioni di instabilità interna.
Il presidente ha quindi richiamato la responsabilità collettiva delle istituzioni e dei cittadini nel contrastare la disinformazione, sottolineando l'importanza della consapevolezza nazionale e della corretta conoscenza dei fatti.
𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗖𝗛𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗔𝗟 𝟮𝟬𝟭𝟭 𝗘 𝗔𝗟 𝟮𝟬𝟭𝟯
Particolarmente significativo è stato il riferimento agli avvenimenti del 2011 e del 2013, due passaggi fondamentali nella storia politica egiziana.
Nel 2011, le manifestazioni popolari portarono alla caduta del presidente Hosni Mubarak, aprendo una fase di transizione caratterizzata da profonde trasformazioni istituzionali, tensioni sociali e difficoltà economiche.
Nel 2013, dopo le grandi manifestazioni contro il presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, le Forze Armate guidate dall'allora ministro della Difesa Abdel Fattah al-Sisi intervennero destituendo il capo dello Stato.
Gli avvenimenti del 2013 continuano a essere interpretati in maniera profondamente diversa: dalle autorità egiziane e dai sostenitori dell'intervento militare come una risposta alla mobilitazione popolare, mentre dai critici come un colpo di Stato militare.
Nel discorso del 14 ottobre, al-Sisi ha richiamato quei momenti per mettere in guardia contro il rischio di una nuova stagione di disordini.
«Dio Onnipotente ha protetto l'Egitto durante i difficili periodi che ha affrontato nel 2011 e nel 2013».
Il presidente ha aggiunto che al popolo egiziano è stata concessa una nuova opportunità per preservare lo Stato e consolidarne le istituzioni.
𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗙𝗘𝗦𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢, 𝗡𝗢𝗡 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗜𝗚𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗜𝗗𝗘𝗡𝗧𝗘
Uno dei passaggi politicamente più rilevanti dell'intervento riguarda la distinzione tra la tutela dello Stato egiziano e quella della persona che ricopre la carica presidenziale.
«Proteggete il vostro Paese da questa cospirazione. Non sto dicendo di proteggere il presidente».
Con questa affermazione, al-Sisi ha voluto porre al centro del proprio messaggio la continuità delle istituzioni nazionali, presentando la stabilità dell'Egitto come una responsabilità che supera la durata dei singoli mandati politici.
Il richiamo assume particolare significato nel contesto regionale attuale, segnato dalle conseguenze della guerra a Gaza, dalle tensioni ai confini egiziani, dall'instabilità sudanese e dalle sfide economiche e strategiche che interessano l'intero Medio Oriente.
𝗜𝗟 𝗦𝗜𝗚𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗗𝗜𝗖𝗛𝗜𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜
L'intervento del presidente rappresenta un passaggio importante nel dibattito sul futuro istituzionale dell'Egitto.
Il messaggio pronunciato durante le commemorazioni della Guerra d'Ottobre assume inoltre un valore simbolico: il presidente ha scelto una ricorrenza legata alla sovranità nazionale, alla storia delle Forze Armate e al recupero del Sinai per ribadire la centralità dello Stato e delle sue istituzioni.
La questione costituzionale viene così inserita in una riflessione più ampia sulla sicurezza nazionale, sulla stabilità politica e sulla responsabilità degli egiziani nella difesa del proprio Paese.
Il punto centrale del discorso resta la dichiarazione con cui Abdel Fattah al-Sisi ha preso le distanze dalle ipotesi di modifica della Costituzione per prolungare la propria permanenza alla presidenza oltre il 2030.
Fonte: Dichiarazioni del presidente Abdel Fattah al-Sisi durante il seminario formativo delle Forze Armate egiziane.
©Tutti i diritti riservati.
Fonte: Chiara Cavalieri
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO – 15 OTTOBRE 2026
Il presidente della Repubblica Araba d'Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, è intervenuto pubblicamente sulla possibilità di modificare la Costituzione egiziana e sull'eventuale prolungamento del proprio mandato presidenziale, attualmente previsto fino al 2030.
Le dichiarazioni sono state pronunciate mercoledì 14 ottobre, durante un seminario formativo delle Forze Armate egiziane organizzato nell'ambito delle commemorazioni della Guerra d'Ottobre del 1973, uno degli avvenimenti più significativi della storia contemporanea del Paese.
«Il Paese ha una Costituzione che abbiamo concordato e nessuno la toccherà».
Una dichiarazione netta, ribadita dallo stesso presidente con parole altrettanto esplicite:
«Nessuno la toccherà».
Il riferimento si inserisce nel dibattito politico alimentato dalle ipotesi di ulteriori modifiche costituzionali che potrebbero consentire ad al-Sisi di rimanere alla guida dell'Egitto oltre la scadenza dell'attuale mandato.
𝗜𝗟 𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗧𝗢 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗜𝗗𝗘𝗡𝗭𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗚𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗔
Abdel Fattah al-Sisi è stato rieletto presidente della Repubblica nel dicembre 2023, ottenendo un nuovo mandato di sei anni, iniziato nell'aprile 2024 e destinato a concludersi nel 2030.
La Costituzione egiziana del 2014, modificata attraverso il referendum costituzionale del 2019, prevede mandati presidenziali di sei anni e stabilisce limiti alla rielezione consecutiva.
Le modifiche del 2019 hanno inoltre introdotto disposizioni transitorie che hanno consentito all'attuale presidente di candidarsi per il mandato iniziato nel 2024.
Negli ultimi mesi, secondo quanto riportato dalla stampa egiziana e regionale, il dibattito sulla possibilità di una nuova revisione costituzionale ha alimentato indiscrezioni e interpretazioni politiche.
Con il suo intervento del 14 ottobre, al-Sisi ha voluto prendere posizione rispetto a queste discussioni, richiamando il rispetto dell'assetto costituzionale vigente.
Le sue parole costituiscono una presa di posizione politica significativa, pur non rappresentando, di per sé, un impedimento giuridico assoluto a eventuali future iniziative di revisione costituzionale.
𝗟'𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗧𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟𝗘 𝗩𝗢𝗖𝗜 𝗘 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗦𝗜𝗡𝗙𝗢𝗥𝗠𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Il presidente egiziano ha collegato il dibattito costituzionale a un fenomeno più ampio, denunciando la diffusione di voci e informazioni distorte che, a suo giudizio, avrebbero l'obiettivo di influenzare negativamente l'opinione pubblica e compromettere la stabilità nazionale.
«Nessuno dovrebbe manipolare le menti degli egiziani».
Al-Sisi ha sostenuto che negli ultimi mesi si sarebbero moltiplicati i tentativi deliberati di alterare la percezione della realtà politica ed economica del Paese, alimentando tensioni e sfiducia nei confronti delle istituzioni.
Secondo il capo dello Stato, queste dinamiche non devono essere sottovalutate, poiché potrebbero favorire nuove condizioni di instabilità interna.
Il presidente ha quindi richiamato la responsabilità collettiva delle istituzioni e dei cittadini nel contrastare la disinformazione, sottolineando l'importanza della consapevolezza nazionale e della corretta conoscenza dei fatti.
𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗖𝗛𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗔𝗟 𝟮𝟬𝟭𝟭 𝗘 𝗔𝗟 𝟮𝟬𝟭𝟯
Particolarmente significativo è stato il riferimento agli avvenimenti del 2011 e del 2013, due passaggi fondamentali nella storia politica egiziana.
Nel 2011, le manifestazioni popolari portarono alla caduta del presidente Hosni Mubarak, aprendo una fase di transizione caratterizzata da profonde trasformazioni istituzionali, tensioni sociali e difficoltà economiche.
Nel 2013, dopo le grandi manifestazioni contro il presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, le Forze Armate guidate dall'allora ministro della Difesa Abdel Fattah al-Sisi intervennero destituendo il capo dello Stato.
Gli avvenimenti del 2013 continuano a essere interpretati in maniera profondamente diversa: dalle autorità egiziane e dai sostenitori dell'intervento militare come una risposta alla mobilitazione popolare, mentre dai critici come un colpo di Stato militare.
Nel discorso del 14 ottobre, al-Sisi ha richiamato quei momenti per mettere in guardia contro il rischio di una nuova stagione di disordini.
«Dio Onnipotente ha protetto l'Egitto durante i difficili periodi che ha affrontato nel 2011 e nel 2013».
Il presidente ha aggiunto che al popolo egiziano è stata concessa una nuova opportunità per preservare lo Stato e consolidarne le istituzioni.
𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗙𝗘𝗦𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢, 𝗡𝗢𝗡 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗜𝗚𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗜𝗗𝗘𝗡𝗧𝗘
Uno dei passaggi politicamente più rilevanti dell'intervento riguarda la distinzione tra la tutela dello Stato egiziano e quella della persona che ricopre la carica presidenziale.
«Proteggete il vostro Paese da questa cospirazione. Non sto dicendo di proteggere il presidente».
Con questa affermazione, al-Sisi ha voluto porre al centro del proprio messaggio la continuità delle istituzioni nazionali, presentando la stabilità dell'Egitto come una responsabilità che supera la durata dei singoli mandati politici.
Il richiamo assume particolare significato nel contesto regionale attuale, segnato dalle conseguenze della guerra a Gaza, dalle tensioni ai confini egiziani, dall'instabilità sudanese e dalle sfide economiche e strategiche che interessano l'intero Medio Oriente.
𝗜𝗟 𝗦𝗜𝗚𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗗𝗜𝗖𝗛𝗜𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜
L'intervento del presidente rappresenta un passaggio importante nel dibattito sul futuro istituzionale dell'Egitto.
Il messaggio pronunciato durante le commemorazioni della Guerra d'Ottobre assume inoltre un valore simbolico: il presidente ha scelto una ricorrenza legata alla sovranità nazionale, alla storia delle Forze Armate e al recupero del Sinai per ribadire la centralità dello Stato e delle sue istituzioni.
La questione costituzionale viene così inserita in una riflessione più ampia sulla sicurezza nazionale, sulla stabilità politica e sulla responsabilità degli egiziani nella difesa del proprio Paese.
Il punto centrale del discorso resta la dichiarazione con cui Abdel Fattah al-Sisi ha preso le distanze dalle ipotesi di modifica della Costituzione per prolungare la propria permanenza alla presidenza oltre il 2030.
Fonte: Dichiarazioni del presidente Abdel Fattah al-Sisi durante il seminario formativo delle Forze Armate egiziane.
©Tutti i diritti riservati.
Fonte: Chiara Cavalieri
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