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ETIOPIA, EGITTO ED ERITREA: LA CRISI DEL MAR ROSSO ENTRA IN UNA NUOVA FASE

03-10-2026 13:25 - News
IL CAIRO- La crisi diplomatica nel Corno d’Africa compie un nuovo salto di tensione. Addis Abeba ha trasformato lo scontro con l’Eritrea in una più ampia contestazione regionale, coinvolgendo direttamente anche l’Egitto e riportando al centro della disputa la questione dell’accesso etiope al Mar Rosso.

A raccontare questa nuova fase con particolare durezza è la Ethiopian Broadcasting Corporation (EBC), emittente statale etiope, che in un servizio pubblicato il 2 ottobre 2026 presenta le recenti decisioni diplomatiche di Addis Abeba come una risposta alla pressione esercitata dall’esterno e come parte di quella che il governo etiope definisce la propria “Grand Vision”.

Nel servizio intitolato “How Ethiopia's Grand Vision Is Outmaneuvering Regional Rivals”, EBC sostiene che l’Etiopia abbia adottato “misure diplomatiche decisive” per proteggere la propria sovranità e i propri interessi nazionali.

Il riferimento è alla decisione di Addis Abeba di chiudere la propria ambasciata ad Asmara e di espellere dieci diplomatici eritrei, oltre a un diplomatico egiziano, ordinando loro di lasciare il territorio entro 48 ore. EBC presenta questa scelta come la dimostrazione che la “pazienza” dell’Etiopia avrebbe raggiunto il proprio limite.

Ma la ricostruzione di EBC non si ferma alla crisi diplomatica bilaterale con l’Eritrea.

L’emittente inserisce immediatamente l’Egitto nello stesso quadro strategico, accusando il Cairo di cercare di rafforzare la propria presenza militare nel Corno d’Africa e di estendere verso l’Eritrea una presenza che Addis Abeba considera già consolidata in Somalia.

ASSAB, DORALEH E LA QUESTIONE DELL’ACCESSO AL MARE

Secondo EBC, l’Egitto starebbe cercando di aggirare strategicamente il porto eritreo di Assab e quello di Doraleh, a Gibuti, all'interno di una più ampia politica che l'emittente definisce una vecchia strategia per “soffocare” l’Etiopia.

Questa formulazione è importante perché permette di leggere la controversia non semplicemente come una disputa diplomatica tra tre Stati, ma come una competizione sul controllo degli equilibri strategici del Mar Rosso.

L’Etiopia è infatti priva di sbocco sul mare dal 1993, dopo l'indipendenza dell'Eritrea. Da allora la dipendenza dai porti dei Paesi vicini è diventata una questione strutturale per la sua economia e per la sua sicurezza.

Negli ultimi anni Addis Abeba ha quindi insistito sulla necessità di ottenere un accesso stabile al Mar Rosso.

Il problema nasce quando la richiesta di accesso commerciale si sovrappone alla dimensione militare e strategica.

Ed è precisamente questa distinzione che il Cairo continua a porre al centro della propria posizione.

IL CAIRO: ACCESSO COMMERCIALE SÌ, IMPOSIZIONE MILITARE NO

Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel-Aty ha ribadito che l’Egitto non contesta il diritto dell’Etiopia a ricercare un accesso marittimo per finalità commerciali.

La posizione egiziana diventa però nettamente diversa quando l'accesso al mare viene collegato a finalità militari.

Il Cairo sostiene inoltre che la sicurezza e la governance del Mar Rosso debbano rimanere responsabilità dei Paesi rivieraschi. Questa impostazione è stata ribadita anche nell'incontro del 24 settembre tra Abdel-Aty e il ministro degli Esteri eritreo Osman Saleh, nel quale Egitto ed Eritrea hanno sottolineato la responsabilità dei Paesi affacciati sul Mar Rosso per la sua sicurezza e governance.

Il punto è quindi particolarmente delicato: l’Egitto non nega in linea di principio l'esigenza etiope di accesso commerciale al mare, ma respinge l'idea che Addis Abeba possa ottenere unilateralmente una presenza marittima con implicazioni militari.

Questa distinzione costituisce uno dei nodi fondamentali dell'attuale crisi.

ERITREA: ADDIS ABEBA “RIBALTA LA SITUAZIONE”

Asmara presenta invece la questione in termini radicalmente differenti.

Nel comunicato del 1° ottobre, il Ministero dell'Informazione eritreo ha accusato il governo etiope di “ribaltare” la situazione, attribuendo all'Eritrea responsabilità per quella che Addis Abeba definisce ostilità diretta e indiretta.

Secondo la versione eritrea, sarebbe invece l'Etiopia a perseguire da anni l'obiettivo di ottenere un accesso sovrano al mare attraverso i porti e le aree costiere eritree.

Asmara accusa inoltre Addis Abeba di sostenere e armare gruppi di opposizione eritrei con l'obiettivo di alimentare una crisi interna. Queste sono accuse formulate ufficialmente dall'Eritrea e non elementi indipendentemente accertati.

La risposta eritrea è stata estremamente significativa: dopo l'espulsione dei propri diplomatici da parte etiope, Asmara ha annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Addis Abeba.

PERCHÉ L'EGITTO È ENTRATO NELLA CRISI

Il passaggio più significativo della narrazione etiope riguarda proprio il Cairo.

L'Etiopia ha accusato Egitto, Eritrea e Sudan di sostenere, direttamente o indirettamente, forze dell'opposizione impegnate contro il governo federale. Egitto, Eritrea e Sudan respingono tali accuse.

Il governo etiope ha formalmente dichiarato persona non grata Ahmed Moharam Ahmed Soliman, membro del personale diplomatico egiziano, ordinandogli di lasciare il Paese entro 48 ore. La decisione è stata notificata ufficialmente all'ambasciata egiziana ed è stata ricondotta da Addis Abeba alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche.

L’Egitto ha dichiarato persona non grata Egazi Emelo Borougi, consigliere dell’Ambasciata etiope al Cairo, concedendogli a sua volta 48 ore per lasciare il territorio egiziano. La decisione è stata assunta, secondo una fonte egiziana, in applicazione del principio di reciprocità.

Si tratta di una vera e propria escalation diplomatica a tre livelli: Etiopia-Eritrea, Etiopia-Egitto e, più indirettamente, Egitto-Eritrea.

LA “GRAND VISION” ETIOPE

L'espressione utilizzata da EBC, “Grand Vision”, non è casuale.

L'emittente presenta la politica estera di Addis Abeba come una strategia nazionale di lungo periodo attraverso cui l'Etiopia dovrebbe superare il proprio isolamento geografico e trasformare la propria posizione nel Corno d'Africa.

In questa narrazione, l'accesso al mare non è semplicemente una questione commerciale.

È legato alla sicurezza nazionale, alla crescita economica, alla sovranità e alla proiezione regionale dell'Etiopia.

EBC sostiene inoltre che Assab perderebbe gran parte del proprio valore economico senza l'accesso al mercato etiope, una formulazione che evidenzia quanto il porto eritreo sia strategicamente importante per Addis Abeba.

È però proprio questo il punto sul quale Eritrea ed Etiopia hanno visioni incompatibili.

Per Addis Abeba l'accesso al mare è presentato come una necessità nazionale.

Per Asmara, qualsiasi tentativo di trasformare tale necessità in un diritto territoriale o militare rappresenterebbe una minaccia alla propria sovranità.

IL PRECEDENTE SOMALIA-SOMALILAND

La crisi attuale non può essere separata dalla vicenda del Somaliland.

L'accordo del 2024 tra Etiopia e Somaliland per un accesso al mare aveva provocato una grave crisi con Mogadiscio.

La Somalia considera il Somaliland parte integrante del proprio territorio e aveva contestato duramente l'intesa.

Successivamente, Egitto e Somalia hanno rafforzato la cooperazione, compresa quella nel settore della sicurezza, mentre Addis Abeba e Mogadiscio hanno avviato un processo di riavvicinamento.

Questo precedente dimostra che la questione dell'accesso al mare etiope non è una controversia isolata: coinvolge Somalia, Somaliland, Eritrea, Gibuti, Egitto e, più ampiamente, gli equilibri del Mar Rosso.

LA CRISI INTERNA ETIOPE È UN ALTRO ELEMENTO DECISIVO

Esiste poi un'altra dimensione che non può essere ignorata.

Mentre si consumava la crisi diplomatica, il nord dell'Etiopia stava vivendo una nuova grave escalation armata, con combattimenti nelle regioni del Tigray e dell'Afar e accuse reciproche sul coinvolgimento di attori regionali. Le esplosioni segnalate ad Addis Abeba hanno inoltre alimentato il timore di un'estensione del conflitto verso la capitale.

È quindi comprensibile che ogni accusa esterna assuma per Addis Abeba anche una dimensione di sicurezza interna.

Ma è altrettanto importante non confondere le accuse con fatti indipendentemente verificati.

Questo vale soprattutto per le affermazioni relative al sostegno egiziano o eritreo alle forze dell'opposizione.

LA POSIZIONE DELL'UNIONE AFRICANA

L'escalation ha ormai assunto una dimensione tale da provocare l'intervento dell'Unione Africana.

La Commissione dell'Unione Africana ha invitato Etiopia, Eritrea ed Egitto alla massima moderazione, chiedendo di evitare azioni o dichiarazioni capaci di aggravare ulteriormente la situazione e invitando le parti a utilizzare i canali diplomatici e il dialogo pacifico.

Il messaggio dell'UA è particolarmente rilevante perché conferma che la crisi non viene più considerata esclusivamente una questione bilaterale tra Addis Abeba e Asmara.

Il rischio percepito è quello di una regionalizzazione della crisi.

COSA RIVELA DAVVERO IL SERVIZIO EBC

La lettura della fonte primaria permette di individuare tre livelli distinti.

Primo: EBC descrive la politica etiope come una risposta difensiva a quello che considera un accerchiamento regionale.

Secondo: l'Egitto viene inserito nella stessa cornice strategica dell'Eritrea, con particolare riferimento alla presenza nel Mar Rosso e alla questione dei porti.

Terzo: la questione dell'accesso al mare viene presentata non più come un semplice problema economico, ma come una componente fondamentale della sicurezza nazionale etiope.

Questa è probabilmente la parte più importante da comprendere.

L'Etiopia non sta semplicemente sostenendo di aver bisogno di un porto.

Sta costruendo una narrativa nella quale l'accesso al Mar Rosso diventa parte integrante della propria sicurezza nazionale e della propria proiezione regionale.

Ed è proprio questa trasformazione a preoccupare gli Stati rivieraschi.

UNA CRISI CHE SUPERA I CONFINI DEL CORNO D'AFRICA

La sequenza degli ultimi giorni è dunque particolarmente significativa:

chiusura dell'ambasciata etiope ad Asmara → espulsione dei diplomatici eritrei → rottura dei rapporti diplomatici da parte dell'Eritrea → espulsione di un diplomatico egiziano → risposta diplomatica del Cairo → accuse incrociate sull'accesso al Mar Rosso → nuova escalation militare nel nord dell'Etiopia → appello dell'Unione Africana alla moderazione.

Non siamo più davanti soltanto a una disputa sulla gestione di un porto.

Sul tavolo ci sono Mar Rosso, sicurezza regionale, accesso commerciale e militare al mare, sovranità eritrea, ruolo dell'Egitto, crisi interna etiope e futuro degli equilibri nel Corno d'Africa.

La Ethiopian Broadcasting Corporation offre, in questo senso, una testimonianza particolarmente importante non soltanto per ciò che racconta, ma per la cornice politica attraverso cui Addis Abeba sta comunicando la crisi.

E proprio perché EBC è un'emittente statale, le sue affermazioni devono essere lette come una fonte primaria della posizione e della narrativa ufficiale etiope, non automaticamente come verifica indipendente delle accuse contenute nei suoi servizi.

È questa distinzione che permette di comprendere davvero la portata della crisi.

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Fonte: Chiara Cavalieri