Solidarietà al bimbo in coma a Sharm: già raccolti 40mila euro per il rientro
27-08-2026 17:45 - News
Il piccolo Younes, 6 anni e mezzo, è in terapia intensiva da oltre tre settimane dopo aver sbattuto la testa in piscina mentre era in vacanza in Egitto con la famiglia
È partita la gara di solidarietà per il piccolo Younes, che a 6 anni e mezzo è in coma a Sharm El Sheik dopo un incidente nella piscina dell’albergo: mentre le istituzioni cercano una soluzione per aiutare la famiglia a riportarlo in Italia, circa mille persone hanno donato in tutto 40mila euro sulla piattaforma GoFundMe. Aiuti che hanno aperto il cuore dei genitori del bimbo di origini marocchine, appesi alla speranza che si risvegli e che possa almeno essere curato a Torino. Anche perché il conto dell’ospedale in Egitto si aggira sui 20mila dollari e servirà quasi il doppio per pagare il volo di ritorno.
Fonte: La repubblica
È partita la gara di solidarietà per il piccolo Younes, che a 6 anni e mezzo è in coma a Sharm El Sheik dopo un incidente nella piscina dell’albergo: mentre le istituzioni cercano una soluzione per aiutare la famiglia a riportarlo in Italia, circa mille persone hanno donato in tutto 40mila euro sulla piattaforma GoFundMe. Aiuti che hanno aperto il cuore dei genitori del bimbo di origini marocchine, appesi alla speranza che si risvegli e che possa almeno essere curato a Torino. Anche perché il conto dell’ospedale in Egitto si aggira sui 20mila dollari e servirà quasi il doppio per pagare il volo di ritorno.
«Avevo trovato un’offerta last minute, eravamo entusiasti» ha raccontato a Repubblica il papà di Younes, Kamal Majidi. Poi il 3 agosto, primo giorno di vacanza, c’è stato l’incidente: il bimbo era nella piscina a giocare quando è caduto e ha battuto la testa, proprio mentre il padre si era allontanato per prendere una bottiglia d’acqua. Al ritorno lo ha trovato incosciente e circondato dagli altri turisti: «Da allora è in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva di una clinica – stringe i pugni Majidi, che ha la nazionalità italiana e abita a Brandizzo con moglie e tre figli – Ha un grave edema al cervello ed è attaccato alla ventilazione meccanica, è stabile ma da settimana combatte contro le convulsioni. Speriamo che le superi per poterlo staccare dai macchinari». In questi giorni papà e mamma di Younes si danno il cambio al suo capezzale mentre a Torino è lo zio Mounssif Rafia gestire i rapporti con le istituzioni. Anche perché ora i medici egiziani, nonostante le condizioni disperate del piccolo, hanno dato il via libera al trasferimento in Italia.
La sindaca di Brandizzo, Monica Durante, è stata la prima ad attivarsi. Poi l’Asl To4, che ha la competenza sul territorio di residenza della famiglia: «Dopo la loro richiesta abbiamo sentito Prefettura, Regione, Ministero e Consolato, mettendoci a disposizione per le questioni logistiche – riferisce il direttore del distretto sanitario Chivasso-San Mauro, Angelo Testa – Stiamo facendo tutto il possibile, abbiamo anche raccolto la disponibilità dell’ospedale infantile Regina Margherita che sarebbe pronto ad accogliere il bambino al suo rientro a Torino».Si è subito attivato anche il ministero degli Esteri: «L’ambasciata e il consolato al Cairo hanno aiutato la famiglia in Egitto e adesso stanno continuando ad assisterla in questa situazione drammatica» fanno sapere dalla Farnesina. L’ostacolo principale al rientro è la mancata stipula dell’assicurazione sanitaria prima del viaggio, che probabilmente costringerà la famiglia a pagare di tasca propria le spese ospedaliere e il trasporto aereo: «In situazioni del genere la legge nazionale prevede che i costi siano tutti a carico della famiglia – allarga le braccia il dirigente dell’Asl – Lo Stato paga solo se il paziente non è curato nel Paese in cui si trova.
E non è questo il caso: adesso cerchiamo di capire cosa vogliano fare i parenti». Per esempio, potrebbero chiedere un “prestito d’onore”, erogato dallo Stato e previsto proprio per chi subisce un grave imprevisto all’estero. Una somma che deve essere restituito al rientro: nel caso, i genitori del piccolo potranno attingere ai fondi versati dai tanti italiani che hanno risposto a “Un contributo per Younes” sulla piattaforma GoFundMe. Tutte persone che si sono messe una mano sul cuore e hanno aperto il portafogli per dare una mano.
Fonte: La repubblica
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