USA, 320 MILIONI DI DOLLARI DI AIUTI MILITARI ALL'EGITTO
02-10-2026 12:54 - News
Washington concede una deroga sulle condizioni relative ai diritti umani per 320 milioni di dollari di aiuti militari all’Egitto, citando sicurezza nazionale e cooperazione regionale.
WASHINGTON D.C. La decisione arriva da Washington e riguarda una delle componenti più sensibili delle relazioni tra Stati Uniti ed Egitto: gli aiuti militari americani e le condizioni legate al rispetto dei diritti umani.
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha deciso di rinunciare alla certificazione prevista dalle condizioni sui diritti umani per 320 milioni di dollari di Foreign Military Financing destinati all’Egitto, relativi all'anno fiscale 2025.
La decisione è stata formalizzata dal Segretario di Stato Marco Rubio e comunicata al Congresso attraverso una lettera datata 21 settembre, secondo quanto riferito da Reuters, che ha visionato il documento. Il Dipartimento di Stato ha successivamente confermato la deroga.
LA MOTIVAZIONE DI WASHINGTON
Nel memorandum che accompagna la decisione, Rubio sostiene che l'esercizio della facoltà di deroga sia necessario per le relazioni tra Stati Uniti ed Egitto e per le priorità di sicurezza nazionale americane.
La motivazione fa particolare riferimento al ruolo svolto dall'Egitto dopo l'avvio dell'operazione statunitense contro l'Iran denominata da Washington Operation Epic Fury.
Il documento definisce il ruolo del Cairo “helpful”, cioè utile o di supporto, ma non specifica pubblicamente quali siano nel dettaglio le attività egiziane alle quali Washington fa riferimento. Anche il Dipartimento di Stato, nella dichiarazione riportata da Reuters, ha sottolineato l'importanza di mantenere la cooperazione in materia di sicurezza con l'Egitto in una fase caratterizzata da significative tensioni regionali.
Si tratta di un elemento rilevante perché mostra come, nelle relazioni tra Washington e Il Cairo, la cooperazione strategica e di sicurezza continui a rappresentare un fattore centrale nella determinazione della politica americana verso l'Egitto.
IL RAPPORTO TRA AIUTI MILITARI E DIRITTI UMANI
La questione non è nuova.
Una parte degli aiuti militari statunitensi all'Egitto è infatti sottoposta, per disposizione del Congresso, a condizioni riguardanti i diritti umani e la democrazia. La legislazione americana prevede tuttavia la possibilità per il Segretario di Stato di ricorrere a una deroga per ragioni di interesse nazionale.
In passato Washington ha utilizzato questo strumento in diverse occasioni.
Nel 2021, per esempio, l'amministrazione Biden aveva mantenuto condizioni su una parte degli aiuti e aveva subordinato una quota dei finanziamenti ad azioni egiziane in materia di diritti umani. Il Dipartimento di Stato aveva allora indicato specificamente questioni riguardanti detenuti politici, libertà di espressione, associazione e stampa.
Il meccanismo evidenzia quindi una tensione strutturale della politica americana verso il Cairo: da una parte Washington mantiene condizioni e richiami sui diritti umani; dall'altra considera la cooperazione militare e di sicurezza con l'Egitto una componente importante dei propri interessi regionali.
UN RAPPORTO MILITARE COSTRUITO IN DECENNI
Il rapporto militare tra Stati Uniti ed Egitto affonda le proprie radici nella trasformazione degli equilibri mediorientali successiva agli accordi di pace egiziano-israeliani.
Dopo la firma del trattato di pace tra Egitto e Israele nel 1979, Washington ha sviluppato un rapporto di assistenza militare con il Cairo che, dalla fine degli anni Ottanta, si è tradotto in circa 1,3 miliardi di dollari l'anno di aiuti militari statunitensi.
Il Dipartimento di Stato ha inoltre descritto negli anni il rapporto di sicurezza con l'Egitto come una componente importante della cooperazione regionale, comprendente antiterrorismo, sicurezza delle frontiere e altri interessi strategici.
Non si tratta dunque soltanto di un rapporto finanziario. Gli aiuti militari rappresentano uno degli strumenti attraverso cui Washington mantiene una relazione strategica con uno dei principali attori arabi del Medio Oriente.
PERCHÉ IL CAIRO È STRATEGICO PER WASHINGTON
L'Egitto occupa una posizione geografica particolare: controlla il Canale di Suez, confina con la Libia, il Sudan e Israele e possiede una lunga frontiera con il Mar Rosso e il Mediterraneo.
Il Paese è inoltre coinvolto direttamente o indirettamente nei principali dossier regionali: sicurezza del Sinai, conflitto israelo-palestinese, situazione libica, sicurezza del Mar Rosso e rapporti con Sudan e Corno d'Africa.
La cooperazione con Il Cairo assume quindi una dimensione che va oltre la semplice assistenza alle forze armate egiziane.
È proprio questo quadro che aiuta a comprendere la motivazione indicata dal Dipartimento di Stato per la nuova deroga: Washington collega esplicitamente la decisione alle proprie priorità di sicurezza nazionale e alla necessità di mantenere la cooperazione con l'Egitto in una fase di forte instabilità regionale.
IL NODO DEI DIRITTI UMANI RESTA APERTO
La deroga non significa che gli Stati Uniti abbiano dichiarato superate le proprie preoccupazioni sul tema dei diritti umani in Egitto.
La stessa politica americana degli ultimi anni ha mantenuto un dialogo con il governo egiziano su libertà civili, detenzione politica, libertà di stampa e stato di diritto. Il Dipartimento di Stato ha pubblicamente documentato e contestato diverse questioni relative alla situazione dei diritti umani nel Paese.
La novità del provvedimento del 2026 è quindi soprattutto nella scelta di applicare una deroga alle condizioni previste per quei 320 milioni di dollari, facendo prevalere, nella valutazione formalizzata dal Segretario di Stato, le esigenze di sicurezza nazionale e la cooperazione strategica con il Cairo.
IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA DECISIONE
Il provvedimento arriva in un momento particolarmente delicato per il Medio Oriente.
La guerra contro l'Iran ha modificato ulteriormente gli equilibri regionali e ha aumentato il peso degli Stati che, come l'Egitto, dispongono di una posizione geografica strategica e di rapporti diplomatici con diversi protagonisti della regione.
Il memorandum americano non entra nei dettagli del contributo egiziano, ma collega direttamente la deroga alla fase successiva all'avvio dell'operazione contro l'Iran.
Questo rende la decisione significativa anche sotto il profilo diplomatico: gli Stati Uniti confermano che il rapporto con l'Egitto viene considerato parte integrante della propria architettura di sicurezza regionale.
Al tempo stesso, la scelta dimostra ancora una volta quanto sia complesso il rapporto tra gli strumenti di pressione legati ai diritti umani e le esigenze strategiche della politica estera americana.
Per il Cairo, la decisione rappresenta lo sblocco di una componente importante dell'assistenza militare americana. Per Washington, costituisce invece uno strumento attraverso il quale preservare la cooperazione con un partner considerato strategicamente rilevante.
La questione centrale resta quindi quella dell'equilibrio tra sicurezza, interessi strategici e condizioni sui diritti umani: un equilibrio che da anni caratterizza, e talvolta rende complesso, il rapporto tra Washington e Il Cairo.
© Riproduzione riservata
Fonte: Chiara Cavalieri
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