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VERTICE DI EL ALAMEIN: EGITTO, SUDAN, ERITREA E SOMALIA SI COMPATTANO SU NILO, MAR ROSSO E SOMALILAND

05-10-2026 09:02 - News
El ALAMEIN -Il vertice quadrilaterale di El Alamein del 4 ottobre 2026 segna un passaggio di particolare rilievo negli equilibri del Corno d’Africa e del Mar Rosso. Egitto, Sudan, Eritrea e Somalia hanno infatti adottato una Dichiarazione congiunta che mette nero su bianco una serie di posizioni comuni su sovranità degli Stati, crisi sudanese, Somalia e Somaliland, sicurezza del Mar Rosso, navigazione internazionale e gestione delle acque transfrontaliere, con un riferimento particolarmente significativo al Nilo.

Il summit si è svolto nella New Alamein City, su iniziativa del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, con la partecipazione del presidente eritreo Isaias Afwerki, del presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud e del presidente del Consiglio di Sovranità di Transizione del Sudan, generale Abdel Fattah al-Burhan.

Non si tratta soltanto di una dichiarazione politica generica. Il documento individua infatti alcuni dossier strategici sui quali i quattro Paesi hanno scelto di presentarsi con una posizione coordinata.

UNA LINEA COMUNE BASATA SULLA SOVRANITÀ

Il principio posto alla base della dichiarazione è quello del rispetto del diritto internazionale, della sovranità, dell'indipendenza e dell'integrità territoriale degli Stati.

I quattro leader hanno ribadito il principio del buon vicinato e respinto qualsiasi interferenza negli affari interni degli Stati della regione, indipendentemente dal pretesto utilizzato. Parallelamente, hanno indicato nelle istituzioni nazionali e nelle soluzioni politiche e pacifiche lo strumento necessario per affrontare le crisi regionali.

È una formulazione che assume un peso particolare in un'area nella quale le crisi interne sono sempre più intrecciate con rivalità regionali, interessi economici, sicurezza marittima e competizione per l'accesso alle rotte strategiche.

IL SUDAN: NESSUNO SPAZIO PER ENTITÀ PARALLELE

Sul Sudan la posizione è particolarmente netta.

Egitto, Eritrea, Somalia e Sudan hanno riaffermato il sostegno all'unità, alla sovranità e all'integrità territoriale della Repubblica del Sudan, oltre che alle sue istituzioni nazionali.

La dichiarazione respinge esplicitamente la creazione di entità parallele e sostiene la ripresa di un processo politico guidato e condotto dagli stessi sudanesi.

Il documento respinge inoltre qualsiasi forma di sostegno ai mercenari.

Per Il Cairo, il dossier sudanese rappresenta una questione di sicurezza nazionale e regionale. Lo stesso 4 ottobre, al-Sisi ha incontrato separatamente al-Burhan e ha ribadito il sostegno egiziano alla popolazione sudanese, all'unità del Paese e alla coesione delle sue istituzioni nazionali.

SOMALIA E SOMALILAND: IL RIFIUTO DI OGNI RICONOSCIMENTO

Altro punto centrale riguarda la Somalia.

I quattro Paesi hanno riaffermato il sostegno all'unità e alla sovranità della Repubblica Federale di Somalia, respingendo qualsiasi interferenza o iniziativa che possa comprometterne l'integrità territoriale.

Ma il passaggio più significativo riguarda il Somaliland.

La dichiarazione respinge espressamente qualsiasi riconoscimento o sostegno al cosiddetto Somaliland, considerandolo una violazione della sovranità e dell'integrità territoriale della Somalia.

È un messaggio destinato ad avere una forte rilevanza geopolitica perché la questione del Somaliland si colloca direttamente all'interno della competizione per le coste e per le infrastrutture strategiche del Corno d'Africa.

LA SICUREZZA DELLA SOMALIA E AUSSOM

Il vertice ha inoltre collegato la sovranità territoriale della Somalia alla necessità di rafforzare le istituzioni statali nella lotta contro il terrorismo.

I quattro leader hanno sostenuto gli sforzi di Mogadiscio affinché le istituzioni federali possano estendere il proprio controllo sull'intero territorio nazionale.

Da qui l'appello ai partner regionali e internazionali affinché garantiscano finanziamenti adeguati, sostenibili e prevedibili alla missione dell'Unione Africana in Somalia, AUSSOM, chiamata a sostenere la transizione della sicurezza e il progressivo trasferimento delle responsabilità alle forze somale.

La sicurezza della Somalia viene dunque inserita in un quadro più ampio: non soltanto lotta al terrorismo, ma costruzione della capacità dello Stato e difesa dell'integrità territoriale.

IL MAR ROSSO: «COMPETENZA DEGLI STATI RIVIERASCHI»

Uno dei passaggi più importanti del documento riguarda il Mar Rosso.

I quattro Paesi hanno riaffermato il principio della libertà di navigazione e, allo stesso tempo, hanno sostenuto che la gestione del Mar Rosso rientri nella competenza esclusiva degli Stati rivieraschi.

Il tema assume un significato particolare considerando la posizione geografica dei quattro Paesi e il ruolo strategico del Mar Rosso, del Golfo di Aden e dello stretto di Bab el-Mandeb per il commercio internazionale e per la sicurezza regionale.

La presidenza egiziana ha sottolineato anche la necessità di garantire la sicurezza della navigazione internazionale nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e a Bab el-Mandeb.

Il riferimento agli Stati rivieraschi arriva inoltre in un momento nel quale la questione dell'accesso dell'Etiopia al Mar Rosso costituisce uno dei principali dossier di tensione nel Corno d'Africa.

IL NILO: IL MESSAGGIO ALL'ETIOPIA

Ed è proprio sul Nilo che la dichiarazione assume una valenza ancora più evidente.

I quattro Paesi hanno richiamato il diritto internazionale applicabile ai corsi d'acqua transfrontalieri, citando espressamente il Nilo.

Al centro viene posto il principio del non arrecare danno, insieme all'obbligo di cooperazione attraverso notificazione preventiva, consultazione e accordo con gli Stati a valle.

La dichiarazione respinge categoricamente qualsiasi misura unilaterale che possa danneggiare gli usi esistenti delle acque da parte dei due Stati del basso corso del Nilo, cioè Egitto e Sudan.

È il passaggio che più direttamente si inserisce nella lunga disputa tra Egitto, Sudan ed Etiopia sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD).

Il vertice, quindi, non cita necessariamente Addis Abeba in ogni passaggio, ma la formulazione sulla gestione delle acque del Nilo e sul rifiuto delle azioni unilaterali assume un evidente significato nel contesto della controversia sulla diga etiope.

UN VERTICE CHE ARRIVA IN UN MOMENTO DI FORTE TENSIONE

La rilevanza del summit aumenta ulteriormente se si considera il momento nel quale si è svolto.

Negli ultimi giorni i rapporti tra Etiopia ed Eritrea hanno subito una brusca escalation. Addis Abeba ha chiuso la propria ambasciata ad Asmara ed espulso dieci diplomatici eritrei; l'Eritrea ha reagito interrompendo le relazioni diplomatiche con l'Etiopia. Nello stesso contesto, Etiopia ed Egitto hanno proceduto reciprocamente all'espulsione di diplomatici.

La situazione è ulteriormente complicata dalla ripresa dei combattimenti nel Tigray e dalle accuse incrociate di sostegno alle diverse forze in campo.

È dunque in questo scenario che Egitto, Eritrea, Sudan e Somalia hanno scelto di formalizzare una piattaforma comune fondata su sovranità, integrità territoriale, non ingerenza e cooperazione regionale.

DALLA POLITICA ALL'INTEGRAZIONE ECONOMICA

Il vertice non è stato però esclusivamente dedicato alla sicurezza.

I leader hanno discusso anche di cooperazione politica, commerciale ed economica, di infrastrutture, energia, collegamenti regionali e sviluppo.

L'obiettivo indicato nella dichiarazione è quello di creare condizioni favorevoli per uno sviluppo sostenibile e per una maggiore integrazione economica tra i quattro Paesi, rafforzando anche i rapporti culturali e i collegamenti tra le rispettive popolazioni.

È un elemento importante perché il Corno d'Africa non rappresenta soltanto un'area di crisi: è anche uno spazio nel quale infrastrutture, porti, energia, commercio e rotte marittime stanno assumendo un valore strategico crescente.

NASCE UN MECCANISMO PERMANENTE DI CONSULTAZIONE

Forse uno degli elementi più concreti usciti dal vertice è la decisione di non lasciare la dichiarazione come un semplice documento politico.

I quattro leader hanno infatti concordato di creare un meccanismo di follow-up sugli esiti del summit.

Il meccanismo dovrà riunirsi periodicamente e, quando necessario, per rafforzare la consultazione e il coordinamento tra i quattro Paesi.

Questo significa che El Alamein potrebbe rappresentare l'inizio di un formato di consultazione regionale destinato a essere ripetuto.

IL SIGNIFICATO POLITICO DI EL ALAMEIN

Il valore del vertice va quindi oltre la fotografia dei quattro leader.

Da El Alamein emerge una linea politica comune su alcuni dei principali dossier strategici dell'Africa nord-orientale:

sostegno all'unità e alla sovranità del Sudan;

rifiuto di entità parallele in Sudan;

difesa dell'unità territoriale della Somalia;

rifiuto del riconoscimento o del sostegno al Somaliland;

rafforzamento delle istituzioni somale e sostegno ad AUSSOM;

centralità degli Stati rivieraschi nella gestione del Mar Rosso;

tutela della libertà di navigazione;

applicazione del diritto internazionale alle acque transfrontaliere;

rifiuto di azioni unilaterali che possano danneggiare gli interessi idrici di Egitto e Sudan;

maggiore coordinamento politico, economico e di sicurezza tra i quattro Paesi.


Il messaggio complessivo è quello di una regione che intende rafforzare la propria capacità di coordinamento di fronte a crisi sempre più interconnesse.

El Alamein diventa così un punto di osservazione privilegiato per comprendere la nuova geometria del Corno d'Africa e del Mar Rosso: da una parte la difesa della sovranità e delle istituzioni nazionali; dall'altra la necessità di controllare le ricadute regionali delle crisi in Sudan, Somalia ed Etiopia.

E, soprattutto, il Nilo e il Mar Rosso confermano di essere ormai due dossier inseparabili nella strategia regionale dell'Egitto.


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Fonte: Chiara Cavalieri